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Città d' arte secondo Festo il Piceno fu così chiamato perché
i sabini che migrarono verso "Asculum", l’odierna Ascoli,
avevano come insegna un picchio, "picus", uccello sacro a
Marte, posatosi lungo il cammino sul loro vessillo: da
questo avrebbero preso il nome di "Piceni" o "Picentes". La
scoperta di numerose necropoli disseminate tra il fiume
Foglia a nord e il Pescara a sud. In Abruzzo, ha rivelato
l’esistenza, tra l’VIII e il 1° secolo a C., di una "facies"
culturale cui è stato dato il nome di civiltà picena,
protagonista delle vicende storiche di parte dell’Italia
Centrale fino alla definitiva conquista dei territori da
parte dei romani. Le necropoli poi interessanti e
importanti, impreziosite da ricchi corredi di tombe a
inumazione, sono state individuate, in particolare, nelle
province di Pesaro a Novilara, di Ancona a Numana e
Fabriano, di Macerata a Pitino e di Ascoli a Belmonte
Piceno. Ancona, dopo essere stata sede di uno stanziamento
dell’età del Bronzo e poi importante centro piceno, intorno
al 399 a.C. accolse una colonia di esuli siracusani che,
coabitando con i piceni, impiantarono un florido emporio
rivolto agli scambi con l’Oriente. Anche la vicina Numana,
antico porto piceno, intrattenne importanti rapporti con la
civiltà greca.
Tra il IV e il III secolo a.C. le Marche
centrosettentrionali, dal Marecchia all’Esino, furono
occupate dalle tribù celtiche dei galli senoni: i maggiori
insediamenti di questo popolo – che ha lasciato splendidi
oggetti di alta oreficeria oggi visibili nel Museo
archeologico nazionale delle Marche – sono stati registrati
ad Arcevia e Senigallia. Dopo la battaglia di "Sentinum,
svoltasi nel 295 a.C. tra galli e sanniti contro romani e
piceni, nell’arco a cavallo tra Camerino e Sassoferrato –
l’antica "Sentinum" – i romani occuparono il territorio
gallico e ne vollero sottolineare la specificità culturale
chiamandolo "ager gallicus". Nel corso dei due secoli
successivi penetrarono nel resto della regione e fondarono
la strada consolare Flaminia, che collega tuttora Roma con
Fano, e la Salaria, già strada picena, che da Porto d’Ascoli
assicurava ai romani il sale del mare Adriatico.
Testimonianze delle colonie e municipi romani sono ancora
oggi visibili nel reticolato di alcune città (Pesaro, Fano,
Senigallia, Jesi e Ascoli Piceno) e nei monumenti (ad Ancona
l’arco di Traiano, lungo la via Flaminia a Fano l’arco di
Augusto, nella foto del Furlo presso Fermignano la galleria
di Vespasiano del 76 d.C. a Cagli il ponte Mallio, a
Cantiano e in località Pontericcioli il ponte Grosso; lungo
la via Salaria ad Ascoli Piceno la porta Gemina e il ponte
del Solestà). Ricchi di reperti della civiltà romana sono
anche i musei archeologici di cui molti statali (Ancona,
Arcevia, Urbino, Cingoli, Urbisaglia e Ascoli Piceno) e i
numerosi parchi archeologici (Fossombrone, Sassoferrato,
Castelleone di Suasa, San Severino Marche, Urbisaglia,
Falerone e Cupramarittima).
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