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CENNI STORICI SUL COMUNE
La tradizione etnografica locale vuole che gli abitanti di
Pesaro discendano dal comune ceppo della gente picena
(presenza attestata dall’imponente necropoli di Novilara) che
in quest’area venne in contatto con i Galli Senoni. Ma nei
documenti ufficiali la città viene ricordata per la prima
volta solo nel 184 avanti Cristo come colonia romana con il
nome di Pisaurum (nome latino del fiume Foglia). Una volta
insediati i coloni, i triunviri Marco Fulvio Flacco, Quinto
Fulvio Nobiiore e Flavio Labeone spartirono l’ager conquistato
ai Senoni. Ptsaurum ebbe la dignità di municipio nel corso
della seconda guerra sociale (89 avanti Cristo) e fu ascritto
nella tribù Camilla.
La città fu assediata e conquistata dagli Eruli di Odoacre nel
476, anno della deposizione di Romolo Augustolo, ultimo
imperatore d’Occidente. Successivamente sperimentò la barbarie
del Goti di Teodorico e di quelli di Vitige, che la rase al
suolo. Ricostruita da Belisario dal 553 al 751 fece parte
della Pentapoli marittima, sotto la diretta giurisdizione
dell’Esarca ravennate, insieme con Rimini, Fano, Senigaglia e
Ancona. Conquistata dal re longobardi Liutprando (726) e
Astolfo (752), passò al Franchi che se ne Impossessarono con
Pipino (754) e ne fecero donazione alla Chiesa (beneficio
confermato da Carlo Magno nel 774).
ASPETTI CARATTERISTICI DI INTERESSE
TURISTICO
Tra le opere d’arte principali è la chiesa di San Decenzio, un
rifacimento del 1787 di una basilica antica. All’interno
dell’edificio sono custoditi una cripta dell’antica fabbrica,
il cui aspetto originale ci è indicato in una tarsia del coro
di Sant’Agostino, e un sarcofago di Ravenna del VII secolo. Un
sarcofago coevo è nell’atrio del palazzo vescovile.
Sotto il pavimento del Duomo, eretto su un tempio pagano, è
stato riportato in luce un pavimento musivo tardo-antico. La
facciata tripartita, romano-gotica, risale alla fine del Xffl
secolo ed è attraversata da una fascia di archetti che
poggiano su piccole colonne in laterizio. Il portale è del XIV
secolo ed è fiancheggiato da due leoni in stile romanico, che
una volta sostenevano un antone. Nell’interno della chiesa
completamente restaurato a fIne ‘800 vengono custoditi dei
dipinti settecenteschi di pittori locali di buona fama, quali
Lazzarini, Pandolfi, Coli e Sacciani; una pisside d’avorio del
VI secolo, con rilievi raffiguranti miracoli di Cristo; una
tavola della scuola di Jacobello da Fiore e un Crocifisso
ligneo del ‘400.
Di notevole pregio artistico sono i portali ogivali
rigorosamente gotici delle chiese di Sant’Agostino, San
Francesco (detta anche della Madonna delle Grazie) e San
Domenico (dal 1848 adibita ad usi civili), decorati con
fogliami e colonnette tortili. In San Francesco sono custoditi
affreschi trecenteschi e quattrocenteschi, sarcofaghi di Paola
Orsini e della Beata Michelina Meteili, dipinti di Zuccari,
Conco, Balestra e Bondi e un Crocifisso del XIV secolo.
Sant’Agostino conserva la torre campanaria originaria, un coro
in legno del ‘400, e dipinti del Pomarancio, del pesarese
Pietro Tedeschi, di Palma il Giovane e di Carlo Magini. Di San
Domenico restano soltanto la facciata ed il chiostro. |